Lo sprint di Petacchi conquista il Sardegna
Alessandro Petacchi ha vinto in volata la terza tappa del Giro di Sardegna. Kreuziger si conferma leader
ORISTANO, 25 febbraio 2010
E al terzo giorno arrivò lo sprint vincente di Alessandro Petacchi.
Il 36enne spezzino della Lampre-Farnese ha vinto infatti la terza tappa del Giro di Sardegna,
206 chilometri da Nuoro a Oristano, battendo in volata Enrico Rossi (Flaminia) e Jacopo Guarnieri
(Liquigas-Doimo). Roman Kreuziger (Liquigas-Doimo) ha conservato la maglia di leader della classifica
generale: ha sempre 4" sullo statunitense Horner (RadioShack) e 6" sul francese Voeckler (Bouygues).
Domani quarta e penultima tappa, 181,5 chilometri da Carbonia a Iglesias.
La cronaca La fuga che caratterizza tutta la giornata nasce dpo 60 chilometri di gara: vanno via Ermeti
(De Rosa-Stac Plastic), Gutierrez (Footon-Servetto), Sarmiento (Acqua&Sapone), Petrov (Katusha) e Rasmussen (Miche).
La Liquigas-Doimo controlla però la situazione, perché Petrov nella generale è distante soltanto 35" da Kreuziger.
Dopo 125 chilometri restano davanti soltanto Ermeti e Gutierrez che cedono inevitabilmente finiscono per cedere
al controllo del gruppo e vengono raggiunti ai meno 6.
E’ il preludio allo sprint finale che Petacchi domina: dopo le due tappe al Giro di Provincia di Reggio Calabria e Donoratico, è il quarto successo stagionale.
Muraglia anticipa Petacchi
Montaguti tiene la maglia
Giuseppe Muraglia ha vinto la terza tappa del Giro della Provincia di Reggio Calabria.
CATANZARO, 1 febbraio 2010
Ce l’ha fatta. Se l’è giocata, se l’è rischiata, se l’è presa, se l’è conquistata.
Ha colto al volo la sua seconda possibilità. Giuseppe Muraglia ha vinto: tappa e sfida, la tappa era la terza
del Giro della Provincia di Reggio Calabria, la sfida era quella con se stesso, o "in" se stesso, come lui stesso
ha spiegato. Trent’anni, pugliese di Andria, campione italiano fra i dilettanti nel 2002, poi subito professionista,
una vittoria di tappa al Giro del Trentino 2005, la Clasica di Almeria in Spagna nel 2007, quindi un caso di doping:
Muraglia è uno di quelli che hanno pagato il loro peccato con due anni fuori dalle corse. "Mi era caduto il mondo addosso
- racconta -. Dovevo sposarmi, avevo problemi economici. Ho fatto il cameriere e il barista, a Pescara. Ma era dura,
durissima. Mi dovevo alzare ogni mattina alle 5, lavoravo 12 giorni, preparavo e servivo 12 tipi di caffè. Finché nel
febbraio 2009 mi ha assalito la voglia di riprovarci, mi sono allenato quattro mesi, poi ho cercato un ingaggio,
ho trovato solo porte chiuse, l’unica squadra che mi ha dato una seconda possibilità è stata la Cdc-Cavaliere".
La cronaca Da Crotone a Catanzaro, profilo altimetrico da batticuore, dopo 93 km se ne
vanno il danese Rasmussen, lo svizzero Ackermann, Pirazzi, Sella, Mirenda, Fantini, Piemontesi, Muraglia e Lucciola,
poi si aggiungono Vona, Ginanni, Dall’Antonia, Commesso e lo sloveno Bole. A 20 km dall’arrivo, più o meno quando in
gruppo cade Savini, secondo nella generale, il vantaggio dei fuggitivi è di 1’35", a 10 è di una trentina di secondi.
Davanti rimangono in cinque: Ginanni, Cannone, Commesso, Bole e Muraglia. Commesso è il primo a cedere. Fra attacchi
e contrattacchi, Muraglia evade ai meno 4, tira diritto e non lo beccano più. Dietro di lui la compagnia si scioglie.
E Petacchi, partito all’ultimo km per aiutare il socio Pietropolli, va così forte che stacca tutti. Muraglia, che dedica
la vittoria alla moglie Elsa e al figlioletto (quattro mesi) Riccardo: "Non sono né il primo né l’ultimo ad aver avuto
problemi di doping. Ho pagato, meritavo un’altra ’chance’, come tanti altri che, grazie a un nome più importante del
mio, hanno avuto vita più facile. So che una ricaduta sarebbe fatale".
Petacchi non lo sapeva Petacchi, che si sorprende per la forma: "Me ne stavo tranquillo in fondo al gruppo, solo alla
fine sono andato in testa per tirare fuori Pietropolli. Sono scattato, mi sono guardato indietro e accorto di aver fatto
il vuoto, allora sono andato al traguardo. Non sapevo di avere davanti ancora un corridore. L’ho saputo dallo speaker,
a 100 metri dal traguardo. Fa niente. Domani è un altro giorno. Proverò a vincere, e se non ce la farò, pazienza,
i miei veri obiettivi sono più avanti". Pietropolli, che non si dà pace: "Si poteva vincere, e alla grande.
Ma davanti avevamo Bole, è un buon corridore, su questi arrivi non sbaglia mai, meritava di giocarsela. Invece si è staccato.
Se avessimo saputo che non ne aveva, avremmo reso la corsa più dura, e probabilmente ripreso anche Muraglia.
Neanch’io sapevo che era rimasto davanti. Nel finale la situazione era caotica. Petacchi? Va forte.
Sono contento per lui. E si prospetta un buon anno".
Il leader Montaguti, che se la gode: "Ha fatto tutto la squadra, io mi sono dovuto impegnare solo a gestire le emozioni
e a lavorare negli ultimi 3 km. A questa maglia azzurra di leader mi sono affezionato, non la voglio mollare neanche se
me la tirano via. Non ci crederete, ma non mi conosco, non so quali siano i miei limiti. Mi stupisco a scoprirmi vincente,
perché ho sempre vinto poco. Da dilettante, quattro corse. E pensare che stavolta tutto è nato da un tentativo non programmato,
e in cui credevo anche poco. A dire la verità, non mi piace neanche il ruolo del vincitore. Adesso vorrei che a vincere fossero
i miei compagni: se lo meritano".
dal nostro inviato
Marco Pastonesi - Gazzetta dello Sport
Montaguti conquista
la "prima" italiana
Matteo Montaguti ha vinto a Cosenza la prima tappa del Giro della Provincia di Reggio Calabria.
30 gennaio 2010
Più che sud, sembrava nord. Più che Calabria, sembrava Fiandre. Più che ciclismo del terzo millennio, scientifico
e tecnologico, sembrava ciclismo del primo Novecento, pionieristico ed eroico. Così Matteo Montaguti può godersi
una vittoria, la sua prima vittoria al terzo anno da professionista, che sa di pioggia e freddo, di fuga e solitudine,
di sofferenza e soddisfazione. Se la ricorderà per sempre. Prima tappa del Giro della Provincia di Reggio Calabria,
apertura del calendario italiano e della stagione europea del grande ciclismo. E quella che poteva apparire come la
cronaca di un destino annunciato - volata di gruppo, Alessandro Petacchi favorito -, è stata sovvertita,
rivoluzionata, sorpresa dal tempo.
L'esultanza di Matteo Montaguti Tre uomini in fuga — Cielo grigio, poi nero, nuvole cariche,
poi diluvianti. Tre uomini in fuga al km 48: Chiarini, Scognamiglio e il russo Borisov. Gruppo compatto
ai piedi della salita che porta a Potame, 1050 metri, la Cima Coppi della gara. Altri quattro uomini in
fuga: Torosantucci, Salerno, il polacco Niemiec e il bielorusso Kucynski. Poi lo scatto vincente di Savini
e Montaguti, a 5 km dallo scollinamento, nel gelo, con la neve ai bordi della strada. I due romagnoli - Savini
è di Solarolo, Montaguti di Meldola -, compagni di allenamento, tengono in discesa, resistono in città, se
la giocano allo sprint. E Montaguti, tecnicamente superiore anche per la confidenza con la pista (tre titoli
italiani nell’inseguimento a squadre, uno nella corsa a punti, due anni da probabile olimpico ma senza Olimpiadi),
precede l’amico-nemico. Staccato, selezionato, frammentato, il gruppo. Facce stravolte, muscoli intirizziti,
denti battenti. Tra i ritirati Giovanni Visconti, che ha mollato a 8 km. dall'arrivo.
Spirito e sportivita' Bel derby, quello fra primo e secondo: nella sportività (Montaguti:
"So quanto andava Filippo in salita, ho cercato di stargli dietro fino in cima, poi gli ho dato una mano
in discesa"; Savini: "Ai meno 10 dall’arrivo ho cominciato a crederci, e a pensare alla volata, sapevo
che Matteo era più veloce, io volevo giocarmela, ma è stato più forte lui") e nello spirito (Montaguti:
"L’anno scorso ho fatto il gregario a Petacchi e Di Luca, quest’anno sono più libero di fare la mia corsa".
Savini: "Ho cominciato bene, e se vado così, avrò ancora più libertà"). A giudicare da loro due, c’è aria nuova,
e buona. Ancora Montaguti: "Sono sempre andato per la mia strada, diritta. Il doping non è una tentazione,
ma un vizio. Io sono cresciuto in un ambiente familiare, onesto, leale, in cui si accetta quello che si conquista.
Fosse anche l’ultimo posto". Oggi Montaguti è stato il primo. C’è da esserne, tutti, felici.
dal nostro inviato
Marco Pastonesi - Gazzetta dello Sport